TURISMO ENOGASTRONOMICO: I NUMERI DELL’ITALIA

TURISMO ENOGASTRONOMICO IN ITALIA, UN SETTORE IN CRESCITA

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Se un tempo la ristorazione era un semplice accessorio per il viaggio, negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale la sua importanza in quanto fattore che determina la scelta di un luogo rispetto a un altro. Di fatto, il rapporto si è invertito, per cui una buona offerta nell’ambito del food porta il turista in una città o zona. Ne è prova l’aumento di presenze a Bologna, città che sta investendo molto sulle eccellenze enogastronomiche del territorio ed è interessata da un boom ristorativo che ha attirato l’attenzione anche dall’estero.

Anche dal punto di vista economico, la situazione è chiara. Secondo le stime di Isnart-Unioncamere (riferite al 2017), l’impatto economico del turismo enogastronomico è pari a più di 12 miliardi di euro, ovvero il 15,1% dell’intero comparto turistico. Questo è quanto spendono i turisti che si dividono in maniera piuttosto equa tra italiani (47 milioni di presenze annue) e stranieri (63 milioni di presenze).

L’enogastronomia diventa, dunque, punto di forza del territorio a livello turistico. E colpisce la capacità di attrarre anche il vicino di casa. Secondo i dati presentati nel Primo rapporto sul turismo enogastronomico in Italia, realizzato dalla professoressa Roberta Garibaldi dell’Università degli studi di Bergamo in collaborazione World Food Travel Association, il 31% degli intervistati ha scelto, negli ultimi tre anni, di intraprendere un viaggio proprio per ragioni legate al cibo o al vino. Una tendenza marcata tra le persone di età compresa tra 1965 e il 1980, ma rilevante anche tra i Millennials.

CHI È E COSA CERCA IL TURISTA ENOGASTRONOMICO

Esistono tante tipologie di turista enogastronomico, differenziate in base alle esigenze e alle priorità di ciascuno. Soprattutto in un paese dalla cultura così ricca come è l’Italia, le proposte di eccellenze alimentari variano molto.

C’è un turista gourmet che ricerca l’esperienza sofisticata, ingredienti e preparazioni di qualità; è disposto a pagare il giusto prezzo e spesso si affida alle guide più famose.

Esistono poi i “foodies”, come vengono definite le persone che si sono avvicinate alla cucina attraverso la cultura pop e vivono l’esperienza enogastronomica un po’ come Alessandro Borghese, pronti a tirare fuori il taccuino dalla borsa e a giudicare location, servizio, menù e conto.

Un altro profilo è quello del turista eno-culturale, quello che predilige piatti tipici con una storia: la dimensione antropologica dell’esperienza e la scoperta delle tradizioni locali sono ingredienti fondamentali per la buona riuscita della vacanza.

Sempre più significativo è anche il numero di persone che si mette in viaggio ispirandosi a un approccio ecologico e sostenibile all’alimentazione. In questo caso, si osserva come il turista prediliga esperienze “a km zero”, andando a conoscere direttamente i produttori o fermandosi nelle sagre paesane.

Si tratta di alcuni degli esempi più tipici di un fenomeno che in Italia coinvolge migliaia di persone, soprattutto di età compresa tra i 35 e i 55 anni in media, uomini e donne uniti dalla curiosità verso il mondo dell’alimentazione anche in vacanza.

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DEGUSTAZIONI, VISITE GUIDATE E LA SPESA LOCALE

Sempre secondo l’indagine di Insart-Unioncamere, le tre attività più amate dai turisti tra quelle enogastronomiche sono:

  • degustazione di prodotti enogastronomici locali;
  • acquisto di prodotti artigianali e tipici;
  • partecipazione a eventi enogastronomici sul territorio.

Il rapporto sul turismo enogastronomico approfondisce la questione, evidenziando come al turista enogastronomico piacciano molto anche gli itinerari tematici, il confronto con esperti locali, le visite alle aziende vitivinicole o ai birrifici. L’interesse verso questo tipo di esperienze è confermato anche dal fatto che, per esempio, nelle offerte prettamente turistiche locali siano proposte questo tipo di visite, talvolte a prezzi ridotti per chi acquista una delle card turistiche che consentono l’accesso ai musei oppure l’uso dei mezzi di trasporto.

Più di altre tipologie di turisti, proprio chi è interessato al food tendenzialmente sceglie di affiancarvi attività culturali, come concerti o eventi, ma anche tour organizzati. Un indicatore importante per comprendere quando la valorizzazione anche in chiave turistica di un prodotto del territorio possa trasformarsi in un traino economico. Un dato confermato da quanto raccolto dai ricercatori per redigere il Rapporto che sottolineano una maggiore propensione a spendere per bere e mangiare, ma anche a condividere con gli amici, online e offline, la propria esperienza. Soprattutto i Millennials si affidano spesso a blog, social media e forum per scegliere dove mangiare e, in pieno stile social sharing, saranno loro stessi ad alimentare la chiacchiera su un locale o su un tour, condividendo la loro opinione.